13/12/2006
|
 |
60 ANNI DI CNA: SPECIALE ASSEMBLEA NAZIONALE 3
SPECIALE ASSEMBLEA NAZIONALE CNA: Studi di settore, la riforma è servita. Il Viceministro dell'Economia Vincenzo Visco esclude ogni automatismo. Sarà colpito solo chi evade.
Per il viceministro se il recupero del gettito sarà strutturale le imprese pagheranno meno tasse. Uno strumento flessibile e utile, non una camicia di forza. Un punto di riferimento per l'impresa in caso di accertamento e non un dato catastale. Saranno così gli studi di settore di seconda generazione, nati dal rinnovato accordo tra fisco e categorie, che si concretizzerà nella Finanziaria 2007. Parola di Vincenzo Visco, viceministro dell'economia e padre storico di questi strumenti nati con un protocollo tra mondo produttivo e governo nel settembre del 1996. «Nessuna paura», dice Visco a ItaliaOggi. «Il recupero dell'evasione fiscale non serve solo a risanare il bilancio, ma anche ad abbassare le aliquote per gli onesti. E se il recupero dell'evasione fosse strutturale, anche perle imprese si dovrà pensare ad una riduzione delle aliquote». Domanda. Lei è stato il primo a dare seguito all'accordo del 1996 e attuare gli studi di settore dopo il 1998. L'obiettivo primario era dare vita a un patto virtuoso tra contribuenti e il fisco. Crede ancora in questa impostazione? Risposta. Gli studi di settore sono stati uno strumento di grande rilevanza. Nacquero per diventare un punto di riferimento ai fini dell'accertamento e io stesso volli che vi fosse l'accordo delle categorie interessate. È importante che sia uno strumento condiviso. Tuttavia, per rispondere all'esigenza per la quale sono nati e per svolgere la funzione che era stata decisa, gli studi dovevano essere aggiornati e soprattutto usati correttamente. Purtroppo, negli ultimi anni ciò non è avvenuto. Il governo di centro-destra ha puntato tutto sui condoni e ha lasciato che gli studi si trasformassero in una sorta di strumento catastale, peraltro poco aggiornato. È stato un errore. Credo invece che rinnovati, aggiornati e usati correttamente possano avere ancora un grande rilievi, in particolare se tutto questo avviene con il concorso e l'accordo delle categorie interessate. D. Lei conferma l'intenzione di andare verso una nuova generazione di studi di settore. Le pmi, però, sono preoccupate che questo restyling induca il fisco a utilizzare automatismi che non tengano conto delle singole realtà aziendali... R. Purtroppo, l'opposizione ha sollevato un polverone indistinto, puntando tutto sulla paura. Invece deve essere chiaro che gli studi di settore sono uno strumento indicativo e flessibile. Una fase di buona crescita dell'attività in un settore o al contrario una fase di difficoltà devono trovare riscontro nell'aggiornamento degli studi. Non solo. Gli uffici dell'amministrazione hanno in ogni caso la responsabilità e il dovere di tenere conto dei dati reali delle aziende. Questo vale per le grandi come per le piccole imprese. Gli studi di settore, insomma, devono essere uno strumento flessibile e utile, non una camicia di forza. D. Allora le pmi possono stare tranquille: i nuovi studi colpiranno selettivamente solo chi davvero evade? R. Nella nuova versione messa a punto anche con il confronto con le categorie vi sono indicatori che aiuteranno la selezione. D'altra parte, l'amministrazione ha tutto l'interesse a scegliere per le verifiche i contribuenti effettivamente più a rischio di evasione. Non solo: ha anche l'interesse a cominciare da quelli più importanti dal punto di vista del giro di affari. Più è efficiente la scelta dei contribuenti da verificare, minori sono le forze impiegate, maggiori i risultati. Noi puntiamo ad avere un rapporto amichevole con il contribuente e non conviene intervenire quando non c'è necessità. L'amministrazione non ha solo gli studi di settore: per esempio può fare incroci di informazioni tra diverse banche dati. Oggi la cosa più importante è la volontà politica e la perseveranza nel perseguire questo obiettivo. D. Le imprese in maggiori difficoltà economiche, che pur non raggiungendo la congruità dei ricavi non evadono, potranno avere più chance nel contraddittorio in caso di accertanlento? R. Lo ripeto: gli studi di settore sono un punto di riferimento per gli accertamenti, non un dato catastale. In caso di difformità, l'impresa può mostrare i propri dati, gli uffici ne devono tenere conto. Ciò che conta è la realtà. D. Se il fisco punta a rafforzare l'affidabilità degli studi come metodo di accertamento e punta a stanare solo i veri evasori, non crede sia il caso di abbandonare altri strumenti di accertamento come le percentuali di ricarico o il cosiddetto tovagliometro? R. Non ci sarà ricorso a strumento di indagine induttiva se l'eventuale ricavo presunto sarà difforme dal ricavo dichiarato per una percentuale inferiore al 40%, ma comunque non superiore a 50 mila euro. Una norma limitativa che abbiamo previsto proprio per venire incontro alle richieste formulate dalle categorie nel corso del confronto che abbiamo avuto in questi mesi. L'accertamento induttivo resta efficace quando lo scostamento sia ancora più forte. D. In Finanziaria si prevede una diminuzione della pressione fiscale futura grazie al recupero previsto dall'evasione. Le pmi possono aspettarsi che parte di queste risorse sarà destinate ad alleggerire le tasse a loro carico? R. Lo abbiamo detto dal primo giorno: il recupero dell'evasione fiscale serve non solo a risanare il bilancio, ma anche ad abbassare le aliquote per gli onesti. Lo slogan del governo è pagare tutti per pagare meno. I risultati ci stanno dando ragione: con la politica della fermezza e della chiarezza su questo punto e sul fatto che non ci saranno più condoni, ha preso il via un lento ma progressivo adeguamento spontaneo dei versamenti, a cominciare da quelli relativi all'Iva. Se il recupero dell'evasione sarà strutturale, anche per le imprese si dovrà pensare a una riduzione delle aliquote.

|