26/10/2006
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AMBIENTE: PER LA CNA IL NUOVO CODICE VA CAMBIATO
AMBIENTE, IL CODICE ANCORA NON VA. Secondo la CNA malgrado le correzioni lo strumento rimane dannoso per il sistema produttivo.
Le modifiche apportate dal governo non soddisfano il settore. Non bastano le modifiche varate dal governo sul codice ambiente. E quanto denunciano le pmi che chiedono, invece, una revisione corposa di norme considerate assai dannose per il mondo produttivo. Il consiglio dei ministri, infatti, ha appena messo mano con un primo schema di decreto legislativo al Codice dell'ambiente approvato dal governo Berlusconi nelle ultime ore della passata legislatura. «Finalmente il nuovo governo ha battuto un colpo e si è svegliato», commenta Tommaso Campanile responsabile delle politiche ambientali della CNA. «Siamo, forse, ancora in tempo utile per evitare all'Italia di pagare salatissime multe dovute alle sentenze della Corte europea e a evitare ulteriori danni alle imprese, ai cittadini, all'ambiente, all'economia del paese. In un momento assai delicato per le pmi e l'artigianato alle prese con una Finanziaria considerata dalle rappresentanze artigiane, CNA in testa, iniqua e ideologica, anche i terni legati alla burocrazia e agli eccessivi oneri a carico delle imprese si trasformano nella goccia che fa traboccare il vaso. In attesa dell'incontro fra gli artigiani della CNA e il ministro delle attività produttive Pierluigi Berseli, in programma domani, le pmi continuano dunque a dire la loro a tutto campo. «Il mondo delle imprese, delle piccole imprese dell'artigianato», chiarisce Campanile, «non può sopportare ulteriori penalizzazioni ed è quindi necessario che si ponga mano a nome che consideriamo sciagurate, norme che ha già hanno provocato troppi danni e costi». Sotto accusa, nella fattispecie, il codice dell'ambiente. «Si vuole ricordare l'introduzione, con questa legge, dei numerosi oneri burocratici per le imprese con nuove responsabilità e sanzioni», aggiunge Campanile. E si tratta, secondo la CNA, di un elenco assai lungo che inizia con l'introduzione di «una grande confusione legislativa creatasi per la netta contrapposizione con le normative europee che sta portando a numerose pesantissime sentenze della Corte europea. L'associazione ricorda anche «l'oscena previsione che grazie a questa legge porta imprese extracomunitarie a fare concorrenza sleale sul nostro territorio nazionale alle nostre imprese, senza doversi accollare nessun onere e nessuna responsabilità». E ancora: ci sarebbero ben tre miliardi di euro «che vengono sottratti all'economia nazionale per la produzione di energia da fonti alternative e la realizzazione di oltre 100 mila posti di lavoro, per finire nelle tasche di speculatori, aggravando ancora di più le passività della nostra bilancia dei pagamenti e il deficit nazionale». Ecco perché il codice va cambiato subito, e senza mezze misure. «Già a suo tempo già in occasione degli incontri con il ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraio Scanio», aggiunge Campanile, «abbiamo affermato che coprire con manifeste affermazioni false e contraddittorie questo stato di cose, significa rendersi complice e responsabile dei danni provocati: le resistenze e le abulie che continuano a manifestarsi anche nell'attuale governo non depongono a merito di chi afferma di volere risanare il paese e rilanciare il suo sviluppo». Secondo la CNA lo stesso schema di decreto va in parte cambiato e integrato per dare certezza di diritto alle imprese, un reale apporto alla tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini, una spinta per far ripartire settori importanti dell'economia. «In questo senso dovranno essere introdotte le semplificazioni per i regimi autorizzativi della gestione dei rifiuti», continua Campanile, «e la legge dovrà chiarire la netta distinzione tra ciò che è rifiuto e ciò che non lo è e si dovrà anche dare la possibilità alle imprese di rispettare il sacrosanto principio del riutilizzo e riciclo dei beni e dei materiali, anche per quel che riguarda gli scarti di produzione o le terre e rocce da scavo, senza dover gravare queste azioni di costi che sono superiori ai benefici delle stesse operazioni». Ma non basta. «E importante anche evitare di reintrodurre la dichiarazione annuale dei registri laddove è stata appena soppressa», insiste Campanile, «e definire una disposizione che consenta alle attività di lavoro professionale, autonomo odi piccola impresa, di poter gestire e trasportare con i propri mezzi i propri rifiuti, in ottemperanza alle regole di tutela ambientale ma senza costosi ed inutili oneri burocratici». Tutto questo, secondo l'associazione artigiana, in attesa che l'annunciata terza iniziativa di elaborazione di un vero testi, unico delle leggi ambientali riscriva, semplificandole, le disposizioni relative agli iter autorizzativi in materia di adduzione e scarichi delle acque, gestione dei rifiuti, emissioni in atmosfera. «II nostro auspicio», conclude Campanile, «è che in quella sede si ridefiscano i sistemi consortili per i flussi prioritari di rifiuti, compresi i rifiuti elettrici ed elettronici oggi allo sbando, si incentivi il comportamento virtuoso delle imprese che adotta-no sistemi di gestione consapevoli e responsabili della difesa dell'ambiente, e si introducano strumenti di controllo che siano efficaci ed efficienti evitando che mafia e speculatori approfittino ancora del bel paese a fini criminali».

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