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05/12/2005  Stampa

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Leggi questo comunicatoAUTOTRASPORTI: EMERGENZA VIABILITA'

 

TIR, È RISCHIO VIABILITÀ. Cantieri e maltempo le emergenze.
Per la CNA Fita le infrastrutture sono molto peggiorate.


È allarme infrastrutture per gli autotrasportatori italiani.
A sollevare il problema è CNA Fita che denuncia il peggioramento della funzionalità delle infrastrutture, dalle difficoltà per l'accesso ai porti ed alle grandi arterie principali fino alle disposizioni degli enti e delle autorità locali relative ai piani di intervento di emergenza per le autostrade, che penalizzano fortemente i Tir.
Con l'avvio della stagione invernale, secondo CNA Fita, le infrastrutture viarie, già logorate dall'intensità di traffico, dai cantieri permanenti e, dalla inadeguatezza delle misure assistenziali e funzionali, saranno sottoposte ad ulteriori tensioni derivanti dal maltempo.
«Affrontare questo problema con piani di emergenza semplicistici andrà comunque a discapito dei malcapitati conducenti dei Tir», spiega Maurizio Longo, responsabile nazionale di CNA Fita.
Ad esempio, fa notare l'associazione, la prefettura di Piacenza ha predisposto un piano che prevede, nel caso in cui neve o ghiaccio mettano in crisi la viabilità autostradale, l'uscita immediata e obbligatoria dei mezzi pesanti dalla rete autostradale in direzione di imprecisate zone individuate dalle autorità locali.
«Siamo al paradosso», denuncia Longo, «perché le autorità invece di controllare che le concessionarie autostradali assolvano ai propri obblighi contrattuali garantendo il massimo della fruibilità della rete (anche mediante l'incremento degli investimenti, in uomini e mezzi ovvero in aree di sosta attrezzate); preferiscono costringere gli autotrasportatori ad uscire dall'infrastruttura autostradale.
Il tutto senza considerare la tipologia della merce trasportata.
Un atteggiamento sbagliato per due ordini di motivi», aggiunge Longo. «Il primo perché se la funzionalità delle infrastrutture deve essere garantita, ciascuno deve fare la propria parte con competenza e responsabilità, senza scaricare le proprie debolezze verso altri soggetti; l'altro motivo riguarda invece l’irrazionalità del piano in questione poiché sposta fisicamente il problema da una struttura primaria verso arterie di collegamento generando un effetto domino che spesso è molto più pericoloso del blocco autostradale».
Ma la questione più importante, secondo CNA Fita, è che queste misure, «generaliste» e spesso contraddittorie, si moltiplicano nel paese e producono il risultato di colpevolizzare l’autotrasporto il quale, invece, è motore e cerniera insostituibile dell'economia nazionale. «Anzi, sulle medie e lunghe tratte, sono proprio gli autotrasportatori a chiedere per primi alternative modali», insiste Longo, «ma, a parte annunci più o meno a effetto, i risultati rimangono poco significativi. Altro che piano della logistica finalizzata all'aumento della competitività del paese», conclude amaro il responsabile della CNA Fita, «la realtà è che bisogna partire dalle microquestioni e iniziare a risolvere i problemi legati alle piccole strozzature infrastrutturali, alla segnaletica, ai dispositivi di informazione, alla corretta gestione dei concessionari, alla capacità di assorbimento delle aree di sosta per consentire il riposo dei conducenti, alla razionalizzazione delle norme sulla circolazione e alla funzionalità dei piani di emergenza».

da cna.it

 

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