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09/11/2006  Stampa

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Leggi questo comunicatoBUROCRAZIA, NUOVA BATOSTA

 

Stop all'automatismo nelle compensazioni dei crediti d’imposta. Un emendamento alla finanziaria comporterà per le pmi ulteriori oneri e pesanti complicazioni.

Vincenzo Visco fa dietrofront: d'ora in poi stop a ogni forma di automatismo sulle compensazioni alle imprese dei crediti d'imposta. E questo il contenuto dell'emendamento 16 ter all'articolo 5 della Finanziaria 2007 presentato dal governo, un «ritocco» attraverso il quale il viceministro all'economia cerca di cassare quella riforma proprio da lui varata nel 1997 e che era stata vista con grande favore da parte del mondo delle pmi.
Secondo quando predisposto originariamente, infatti, per evitare di dover presentare istanza di rimborso allo stato e sostenere in tal modo ulteriori e inutili costi, attraverso l'F24 le imprese che vantavano un credito potevano utilizzare automaticamente quella cifra per versare tributi e contributi. Dunque: niente più lungaggini burocratiche per il contribuente, ma una sorta di autoliquidazione, successivamente verificata dall'amministrazione finanziaria attraverso il modello Unico.
«Si tratta di un procedimento di semplificazione estrema, che adesso si vorrebbe ingiustamente e incomprensibilmente cancellare», commenta Claudio Carpentieri, responsabile dell'ufficio politiche fiscali della CNA. «Di fatto, attraverso la riforma di Visco del ‘97, lo stato accorda fiducia al contribuente, permettendogli di autoliquidarsi il credito e rimandando successivamente il controllo. I crediti compensabili, infatti, non possono venire inventati, ma emergono dall'Unico. Se c'è conformità tra questo e l'F24 è tutto il regola. Altrimenti scattano sanzioni molto salate».
L'emendamento presentato alla quinta commissione il 2 novembre scorso, relativamente al comma 16 ter dell'articolo 5 della manovra economica, azzera di fatto ogni forma di automatismi nell'utilizzo del credito e rimanda tutto a una richiesta di autorizzazione da presentare all'erario e da effettuarsi sei giorni prima del versamento dell'Iva. Una volta inviata la domanda online, l'Agenzia delle entrate verificherà se questa è legittima e, in caso positivo, darà il proprio assenso.
«A nostro parere si è tornati ad una classica istanza di rimborso anche se di natura più elegante», aggiunge Carpentieri. «Questo cambiamento di fatto comporterà per le pmi un'ulteriore complicazione oltre a quelle già inserite dal dl 223 del 2006 e dal di 262/2006, scoraggiando ancora di più i contribuenti».
Di fatto, è la critica della Confederazione artigiana, sarà molto improbabile che, soprattutto per crediti di modesta entità, un'impresa (in special modo se micro o piccola), deciderà di avviare l'ennesimo iter burocratico nei confronti dell'erario. Piuttosto che perdere tempo, si preferirà lasciare perdere, pur con buona pace di quanto spettante.
«Se cade ogni forma di automatismo, soprattutto per piccole somme di denaro, salterà direttamente anche il diritto al rimborso è quasi un passaggio logico», replica Carpentieri. Oppure vogliamo ritenere plausibile che un ciabattino o un falegname avviino richieste telematiche magari per riavere indietro 200-300 euro? Un conto sono cifre alte, ma per parti te così ridotte sì preferirà lasciar perdere». Senza considerare cha anche la predisposizione della pratica dovrà essere effettuata da un professionista ad hoc, previo naturale compenso, un «intermediario» in possesso del programma e del documento specifico. Insomma: si torna a prima del '97.
«E un emendamento che evita allo stato ogni esborso anticipato, anche se, magari, si obietterà che tutto questo è stato fatto per evitare le possibile violazioni legate al rimborso automatico», conclude Carpentieri. «Ma la motivazione non regge, perché chi viola la legge non può scappare alla verifica col modello Unico. Ora il governo sta facendo il contrario di quanto fatto nel '97. Ma la domanda è: il governo sbagliava allora o sbaglia adesso? Noi crediamo che sbagli, e anche tanto, adesso».

 

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