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07/11/2005  Stampa

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Leggi questo comunicatoCNA ALIMETARE: INTERVISTA AL PRESIDENTE SANDRO MOSCATELLI

 

“FOOD A TUTTA QUALITA”

Intervista a Sandro Moscardi
Presidente Unione CNA Alimentare
Italia Oggi 4 novembre 2005


Puntare sulla qualità e evidenziare le caratteristiche distintive del prodotto. Ma anche contare su una certificazione di qualità in grado di orientare il consumatore e su una strategia di promozione di sistema.

E’ questa la ricetta per vincere la sfida per la competitività delle pmi alimentari italiane descritta da Sandro Moscardi, riconfermato presidente di Cna Alimentare al recente consiglio nazionale svoltosi a Firenze. “L’artigianato alimentare è un settore con grande potenzialità – spiega Moscardi - occorrono però politiche di sostegno con l’obiettivo di rafforzare l’efficienza del sistema produttivo e dell’offerta, in una visione di mantenimento della tradizione e della cultura, veri punti di forza e di successo sui mercati”.

Domanda. Cosa succede a questo settore, tradizionale cavallo di battaglia del Made in Italy?
R. Oggi per il comparto alimentare il terreno della competizione si sposta da quello tradizionale del prezzo, ad un nuovo modello di competizione di nicchia. Si tratta di uno scenario in cui è il territorio, con le sue istituzioni locali, i soggetti economici, i produttori, a dover promuovere un nuovo sviluppo locale in cui la qualità costituisca l’elemento comune a tutte le attività. Ecco perché importante l’integrazione fra gli attori interessati allo sviluppo, i soggetti istituzionali (i vari ministeri), le Regioni, gli enti locali, le forze economiche e sociali. Il Tavolo agroalimentare presso la Presidenza del consiglio non sembra poter svolgere al momento questo ruolo.

D. In concreto quali sono le richieste del comparto?
R. Da tempo come Cna stiamo puntando sulla tutela internazionale delle denominazioni e la modifica del Regolamento 2082/92 sulle attestazioni di specificità. Ma questo non basta.

D. Cos’altro serve?
R. E’ necessario anche un maggior sostegno nella promozione e valorizzazione delle produzioni a marchio comunitario. In quanto alla normativa Ue sarebbe il caso di estendere anche alle piccole imprese e all’artigianato alimentare la possibilità degli aiuti che la Commissione europea ha riconosciuto agli agricoltori che decidono di aderire ai sistemi di produzione certificata Igp e Dop.

D. Avete insistito molto sui marchi. Sono così importanti?
R. Direi di si. E’ fondamentale, infatti, sostenere lo sforzo delle piccole imprese nell’adozione dei marchi collettivi: finalizziamo le risorse per rendere più incisivo il risultato. Sarebbe interessante, poi, l’istituzione di un marchio di riconoscimento “ombrello” (prodotto alimentare tradizionale) per contraddistinguere quelle produzioni proprie della tradizione artigiana (pane, gelato etc) la cui caratteristica dominante è il processo di lavorazione e la qualità delle materie prime, senza una specifica radice nel territorio.
D. Quanto le pmi italiane cercano di competere sui mercati globalizzati è spesso la dimensione, piccola, a penalizzarle. Come si supera questo gap?
R. Noi pensiamo che sarebbe opportuno rendere le piccole imprese più forti non necessariamente più grandi. Nelle aree di specializzazione, nei distretti con reti e servizi dedicati, con la nascita di circuiti locali collegati al turismo e forme innovative di accordi per il conferimento e consumo dei prodotti, le pmi sono più competitive. Ma servono anche accordi di filiera per la qualità o per l’abbattimento dei costi o per riorientare il settore primario a produrre materie prime che oggi i nostri imprenditori sono costretti ad acquisire dall’estero (farine per la pasta, pane etc.).

D. Il Made in Italy del settore alimentare italiano è legato a doppio filo all’artigianato. Cosa serve agli artigiani del comparto?
R. Direi senza alcun dubbio il superamento di forme anacronistiche di sistemi autorizzativi: la licenza di somministrazione esiste solo in Italia e continua a produrre un contenzioso assolutamente improduttivo e antistorico. Per la valorizzazione del prodotto e delle botteghe artigiane occorre consentire all’artigiano, oltre la vendita diretta anche di somministrare, nella fase finale del processo produttivo, il proprio prodotto al consumatore. Superare questo retaggio rappresenta una concreta opportunità di crescita per le imprese, anche dimensionale, ed una interessante ipotesi di valorizzazione del territorio.

 

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