17/03/2006
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CNA: TROPPO LUNGO IL PERCORSO BUROCRATICO PER FARE IMPRESA
Roma 16 Marzo 2006 Fare impresa in Italia è davvero un'impresa. Il primato di difficoltà lo raggiunge l'imprenditore che voglia avviare un'attività di raccolta e smaltimento rifiuti, il quale deve svolgere ben 78 adempimenti burocratici e 'bussare' a 24 diverse amministrazioni. Il secondo posto spetta invece al futuro carrozziere, rispettivamente con 76 pratiche in 24 uffici, incalzato, ma di poco dal costruttore edile che, per la sua società, ne deve affrontare 73 e 18. I più 'avvantaggiati' invece sono i fabbricanti di oggetti preziosi che devono sbrigare appena 53 doveri in 18 enti, seguiti a pari merito da fotografi e da chi vuol aprire un salone di estetica con 55 adempimenti in rispettivamente 19 e 22 amministrazioni pubbliche. E' questo lo scotto che deve pagare l'Italia delle imprese artigiane. La realtà di 11 diversi settori merceologici viene fotografata così dalla CNA in occasione della conferenza stampa presieduta oggi dal Presidente Nazionale Ivan Malavasi e dal Segretario Generale Gian Carlo Sangalli "5 milioni di imprese in attesa di giudizio...". L'esigenza di un deciso snellimento degli obblighi amministrativi, hanno spiegato i massimi dirigenti CNA durante la conferenza stampa, è un elemento decisivo per il rilancio dell'economia nazionale. Tutto questo si traduce infatti in una sensibile perdita di competitività. Non sempre è chiaro, però quale sia la portata del fenomeno e, come spesso capita, la realtà supera la fantasia. Dal dossier della CNA emergono nero su bianco quali e quanti siano gli adempimenti per far decollare un'azienda artigiana. Chi vuole cimentarsi in un ristorante, ad esempio, deve sbrigare 71 burocrazie in 20 uffici, in una lavanderia 68 e 22, nella manutenzione di impianti 65 e 15, nel trasporto 62 e 22 e nel commercio al dettaglio di prodotti alimentari 58 e 18. Quanto agli enti a cui rivolgersi, c'é solo l'imbarazzo della scelta: Camere di commercio, Asl, Comuni, Province, Regioni, Agenzie delle Entrate, Inail, Ministeri vari, Registro delle Imprese, Albo delle imprese artigiane, Vigili del Fuoco, Finanza, Rai, gestori delle utilities, Consorzio Nazionale olio esausto e quello degli imballaggi e via dicendo. Un iter per cui ci vuole coraggio e sangue freddo, anche perché si tratta solo di 'inizio attività''. (ANSA)
La CNA ha promosso questa mattina a Roma una conferenza stampa dal titolo “5 milioni di imprese in attesa di giudizio…” durante la quale il Presidente Malavasi e il Segretario Generale Sangalli hanno richiesto maggiore attenzione da parte delle forze politiche nei confronti delle piccole e medie imprese, sollecitando l’intervento del prossimo governo sulle emergenze che questa imponente forza economica composta da micro e piccole imprese segnalano con forza per contribuire a far ripartire il Paese. Durante la conferenza stampa sono poi stati presentati alcuni esempi di complessità e complicazione amministrativa per segnalare quanto la burocrazia ed i suoi costi rappresentino un ostacolo molto forte per tutte le imprese italiane nello svolgimento agevole del proprio lavoro. Il Governo che uscirà dalle urne del 9 e 10 Aprile 2006, dovrà affrontare con decisione anche questi temi evidenziati dalla CNA questa mattina in conferenza stampa. In sintesi: Il mondo dell’artigianato e della PMI ha affrontato lo scenario economico, determinatosi dopo l’introduzione dell’EURO anche con la crescente concorrenza di nuovi competitori a livello internazionale ed in un contesto congiunturale italiano ed europeo da alcuni anni molto debole, senza adeguate misure di salvaguardia. Al contrario si è venuta affermando una concezione selettiva che conduce all’idea di “distruzione creatrice” del mercato che sgombra il campo dalle imprese più deboli e più piccole. Tale concezione pervade buona parte del “pensiero” economico e se ne trova traccia nelle affermazioni politiche di entrambi gli schieramenti. Ma sia l’Italia che l’Europa evidenziano una presenza molto elevata delle PMI (oltre il 98%) ma in Italia è più marcata la concentrazione di micro imprese: in Italia sono il 94,9% del totale contro, ad esempio, l’81,4% della Germania o il 79,7% della Danimarca. In Italia l’economia è prevalentissimamente caratterizzata da micro imprese. Gli schieramenti politici sono consapevoli di questa realtà? La competitività del sistema Italia può consolidarsi a prescindere da essa? Le misure di politica economica proposte dai poli sono conformate sul realismo o su ipotesi virtuali che prescindono dalla reale capacità di produzione di ricchezza del Paese? Senza un confronto con la realtà si rischia di non consolidare la forza della diffusione, della flessibilità e del radicamento territoriale delle imprese italiane (basilari per la coesione sociale del Paese) rinunciando ad ogni realistica ipotesi di sviluppo. Piccole imprese né protette dalla concorrenza sleale né sostenute da una realistica politica industriale. L’Italia rischia di diventare un Paese più debole economicamente, meno equilibrato socialmente in cui le poche grandi imprese ancora esposte in settori ad alta competitività e ad alta creazione di valore non riusciranno da sole a compensare la deriva di un tessuto imprenditoriale lasciato solo ad affogare nell’acqua alta di una burocrazia paradossale, di una fiscalità troppo elevata ( sia sul lavoro che sull’impresa), dalla mancanza di politiche industriali. La CNA, Confederazione di oltre 400.000 micro-piccole imprese, denuncia tre emergenze: Burocrazia: Siamo il Paese recordman mondiale per gli adempimenti ed il paradosso burocratico. Per iniziare un’attività di impresa servono mediamente 65 adempimenti burocratici per 18-20 diverse amministrazioni. Una follia, questa, che costa 15 mld di EURO l’anno; Carenze di mercato; che coinvolgono sia i settori energetici che quelli assicurativo finanziario che pesano sulle imprese italiane in modo abnorme rispetto ai concorrenti . Si pensi che una PMI italiana paga l’energia dal 30 al 40% in più dei francesi; Assenza di incisive politiche industriali: Gli incentivi alle imprese sono calati in 5 anni di oltre il 50% e le più colpite sono le piccole imprese.

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