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05/06/2006  Stampa

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Leggi questo comunicatoCODICE APPALTI, LE PMI PER IL RINVIO.

 

Le norme rischiano di mettere i lavori pubblici in fase di stallo.

Le imprese chiedono di posticipare la partenza del nuovo codice prevista per il prossimo 1° luglio.

L'entrata in vigore del nuovo codice appalti, prevista per il prossimo 1° luglio, va rinviata. A chiederlo sono le imprese artigiane e le pmi dell'edilizia preoccupate del radicale cambiamento introdotto sulla legge Merloni in grado, dicono, di causare un 'ulteriore frenata nei lavori pubblici. «Il codice recepisce le direttive comunitarie 17-18 del 2004, ma nel farlo innova completamente tutta la normativa sugli appalti., spiega infatti Giuliano Sciarri responsabile di CNA Costruzioni. «La legge Merloni ha sicuramente bisogno di essere aggiornata e semplificata ed è anche apprezzabile l'intento di ricomporre tutta la legislazione del settore in un unico testo, tuttavia un cambiamento così radicale rende difficile per le imprese e le stazioni appaltanti adeguarsi in tempi brevi». Inoltre, secondo CNA Costruzioni, il nuovo codice è stato varato frettolosamente senza coinvolgere né le regioni né le associazioni di rappresentanza e presenta aspetti discutibili e non del tutto chiari. «La non precisa individuazione della ripartizione delle competenze tra stato e regioni», continua Sciarri, «finirà per produrre il sovrapporsi di normative contraddittorie e un contenzioso in sede di Corte costituzionale che rischia di bloccare le attività».
Le pmi, inoltre, chiedono al nuovo governo di utilizzare il possibile rinvio per modificare il testo del codice. «Gli interventi di merito che il settore edile ritiene necessari», chiarisce Sciarri, partono dalla necessità di delimitare chiaramente i nuovi istituti che possono incidere negativamente sulla trasparenza del mercato e penalizzare le pmi e i loro consorzi». Per esempio non convince il cosiddetto avvalimento, la possibilità di utilizzare i requisiti di altre imprese per la partecipazione alle gare e per l'ottenimento delle qualificazioni. Ma non basta. Sarebbe il caso di limitare la discrezionalità della pubblica amministrazione e il ricorso a forme di assegnazione dei lavori che rischiano di ridurre la trasparenza del mercato., insiste Sciarri. «Si pensi, in particolare, alla possibilità di assegnare insieme progettazione e esecuzione dei lavori o a strumenti quali l'accordo quadro.
Al momento, avverte CNA Costruzioni, a partire dalla legge obiettivo oda figure come il general contractor, nel mercato dell'edilizia si nota già una tendenza a far diventare attori principali nella realizzazione delle opere e nella loro manutenzione soggetti che non hanno capacità realizzativa in proprio. «È in corso, insomma, un processo di finanziarizzazione e di destrutturazione del settore edile che rischia di emarginare l'impresa tradizionale (ovvero quella che occupa lavoratori qualificati) e di confinarla al subappalto, senza alcuna tutela sul piano contrattuale e senza garanzie sui termini di pagamento», chiarisce Sciarri.
Il pericolo, quindi, secondo CNA Costruzioni, è che il settore perda professionalità, qualità del costruito e occupazione regolare. «Questo non vuoi dire che CNA Costruzioni è contraria alle moderne forme di realizzazione delle opere pubbliche come ad esempio il project financing», dice Sciarri, «ma ritiene che vadano definite modalità e procedure che favoriscano l'accesso al mercato delle imprese artigiane, delle pmi e dei loro consorzi, prevedendo parametri che tengano conto dell'occupazione, del rispetto delle norme sulla sicurezza e della regolarità contributiva.
Il momento, del resto, è delicato. Al centro del dibattito politico, infatti, sono tornate recentemente le polemiche sulla realizzazione delle grandi opere. Sia il ministro dell'economia Tommaso Padoa Schioppa che quello delle infrastrutture Antonio Di Pietro hanno denunciato la mancanza di risorse per mandare avanti i cantieri aperti nel corso dell'ultima legislatura.
«L'allarme lanciato preoccupa le nostre imprese», conclude Sciarci: «Dopo dieci annidi crescita, infatti, il settore comincia a registrare segnali di rallentamento: se anche i grandi cantieri dovessero bloccarsi le conseguenze potrebbero essere davvero pesanti».

da cna.it

 

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