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21/04/2006  Stampa

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Lo stop del decreto sugli studi di settore revisionati rischia di bloccare artigiani e lavoratori autonomi. La CNA: un ritardo incomprensibile che danneggia le imprese.

Artigiani e lavoratori autonomi rischiano di non poter presentare la dichiarazione dei redditi. CNA, Confartigianato e Casartigiani lanciano l'allarme: il ministro dell'economia non ha ancora firmato il decreto per l'approvazione dei 52 studi di settore revisionati da applicare in sede di Unico 2006 e che interessano circa 650mila contribuenti. «Il provvedimento», chiariscono le associazioni, «sulla base della incomprensibile e immotivata proroga concessa dal decreto legge sull'agricoltura, dovrebbe essere pubblicato in Gazzetta ufficiale entro il 2 maggio». Una circostanza, questa, che però rischia di far slittare pericolosamente in avanti i tempi della dichiarazioni dei redditi da parte degli artigiani. «Ordinariamente, da anni, il termine per la pubblicazione in Gazzetta dei provvedimenti sugli studi di settore è il 31 marzo, affinché essi possano valere per la dichiarazione dei redditi da presentarsi nei successivi mesi di maggio e giugno», spiega Flavio Favilli, responsabile fiscale della CNA. «Questa data garantiva che nel mese di aprile la pubblica amministrazione provvedesse a organizzare i supporti informatici, le note tecniche e i modelli dichiarativi in modo che dal 2 maggio, primo giorno utile per la predisposizione delle dichiarazioni dei redditi, tutto fosse pronto».
Quest'anno, però, c'è stata un eccezione: con un emendamento nel decreto legge agricoltura si è previsto lo slittamento dei termini al 2 di maggio. Motivo? Pare esigenze richieste dalla p.a. per predisporre i decreti in materia. «Un fatto che non ci risulta», chiarisce Favilli, «anche perché la commissione di validazione degli studi di settore anche quest'anno, come negli anni precedenti, ha espresso pareri sugli studi con la medesima tempistica e i medesimi tempi. Insomma non ci sono stati ritardi». Cosa sia successo a questo punto resta misterioso, dicono dunque le associazioni artigiane. «E probabile che per motivi elettorali il decreto sia stato fatto slittare per evitare una notizia leggibile in termini non positivi per il governo in carica», insiste Favilli. «Il tutto sulla base della vulgata secondo cui la revisione degli studi comporta un aumento delle tasse per le categorie interessate». Una idea, questa, che secondo le associazioni artigiane non ha pieno fondamento. «La revisione cerca di adeguare lo studio alla realtà economica che è andata evolvendosi», spiega Favilli, «e la revisione degli studi dei comparti in crisi, o in situazioni particolari, non corrisponde necessariamente un aumento delle tasse. Anzi lo studio revisionato fotografa la peggiorata situazione».
Ma tant'è. Considerata l'imminente scadenza i rappresentanti delle confederazioni dell'artigianato e delle pmi sollecitano ora il rapido via libera al decreto. «Altrimenti», fanno notare «sarà inevitabile prevedere, con altrettanta rapidità, lo slittamento sia della presentazione della dichiarazione dei redditi sia del pagamento delle imposte». Ma non basta. «Qualora il ritardo accumulato finora preludesse al rinvio di un anno dell'approvazione degli studi revisionati», sostengono le confederazioni, «occorrerà prevedere opportuni correttivi, già inseriti in sede di evoluzione, per molte categorie produttive alle prese con gravi situazioni produttive e di mercato intervenute negli ultimi anni, come gli autotrasportatori che hanno subito i pesantissimi rincari del prezzo del gasolio nel periodo 2004-2005». E proprio questo comparto alza gli scudi. «Per noi si tratta di passare dal danno alla beffa», attacca Maurizio Longo, responsabile nazionale Cna Fita, «proprio perché, a fronte di un aumento del gasolio di circa il 22% dal gennaio 2005, senza studi revisionati si rischia di falsare le dichiarazioni del redditi da presentare a breve. In sostanza gli autotrasportatori, già strangolati da costi sempre più alti, da condizioni normative sempre più stringenti che aumentano la burocrazia e in presenza di una riforma che non sembra rispondere all'esigenza dell'aumento della loro capacità contrattuale nei confronti della committenza, si troveranno a sopportare la classica goccia che fa traboccare il vaso».


 

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