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18/10/2006  Stampa

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IMPIANTISTI: MODIFICHE ALLA LEGGE 46

 

Modifiche legislazione impianti. Nuova Legge 46 e nuove proposte sull’efficienza energetica.
Ma la burocrazia si mangia il risparmi

In questi giorni assistiamo alla levata di scudi di Ordini e Collegi professionali nei confronti della, da loro, paventata liberalizzazione delle attività di consulenza, progettazione ecc.. Il ruolo dei progettisti ha da sempre un posto di rilievo nell’ambito della edilizia e della costruzione degli impianti. In questo contesto alcune modifiche legislative da tempo richieste da tutti gli operatori del settore al fine di riordinare il pacchetto di leggi e norme di riferimento, sono sul punto di tracciare un nuovo quadro di riferimento che non potrà non avere ripercussioni sul lavoro di tante imprese, sui costi che si dovranno sostenere e, perché nò, sul ruolo dei progettisti di impianti. A Franco Bianchi, Presidente nazionale dell’Unione Installazione e Impianti della CNA, abbiamo chiesto di esprimere una sua valutazione su quanto si sta delineando.

“Innanzi tutto devo riconoscere che almeno sul piano formale il nuovo Ministro dello sviluppo economico, Pierluigi Bersani, sta mantenendo gli impegni assunti anche dal precedente Governo nei nostri confronti – attacca Bianchi - Il nuovo decreto di riforma della Legge 46 del 5.3.90 che entrando in vigore dal 1 gennaio sanerà una serie di problematiche che il titolo V° del Testo unico dell’edilizia avrebbe creato e lo sforzo di giungere ad un testo condiviso per dare il via nel nostro Paese ad un vero e concreto sistema di verifiche della sicurezza degli impianti civili, sono passi importanti che da tempo attendevamo. La stessa modifica del Dlvo 192 del 19 agosto 2005, rappresenta una risposta in linea di principio ad una forte richiesta di riforma che proveniva da tutti, per primi gli installatori ed i manutentori di impianti termici. Purtroppo però se andiamo a vedere i contenuti che ci vengono proposti non possiamo non registrare forti preoccupazioni. Anche se il testo di modifica della legge 46 è ancora in discussione nelle stanze dei diversi ministeri e pur se il testo del decreto ipotizzato sulle verifiche, sul quale la discussione inizierà proprio nel corso del mese di ottobre, è in fase di elaborazione, dobbiamo prendere atto che ancora una volta l’installatore viene messo al centro per quanto concerne le responsabilità civili e penali che a lui competono, mentre a tutti gli altri componenti della filiera è concesso di nascondersi dietro alla dichiarazione di conformità che l’installatore deve firmare al termine dei lavori. Vede – continua Bianchi – io non riesco ad utilizzare un’altra perifrasi per descrivere quello che accadrà quando alcuni testi per ora solo proposti diventeranno leggi dello Stato. Mi stupisco inoltre della completa assenza di critiche da parte delle Organizzazioni dei consumatori che, forse troppo impegnate a contestare la pagliuzza, e cioè i costi ed i tempi della manutenzione degli impianti, non vedono la trave costituita dell’enorme ed ingiustificata mole di costi che si abbatteranno sulle famiglie italiane grazie all’introduzione di adempimenti pseudo progettuali ovvero semplicemente burocratici la cui utilità pratica è tutta da dimostrare sia in funzione della sicurezza degli impianti sia per il risparmio energetico. Ed è proprio su questo aspetto, la ridondanza progettuale che rischia di innervare di se la nuova legge 46 e che viene proposta con chiarezza nei nuovi testi del Decreto per l’efficienza energetica, che voglio tornare. Innanzi tutto l’assurda pretesa dei professionisti di rendere obbligatorio il progetto sugli impianti elettrici quando essi abbiano una potenza uguale a 6 kW. Ciò oltre a non essere giustificato da alcun punto di vista tecnico, di complessità dell’impianto ovvero di sicurezza, produrrà un effetto immediato aumentando i costi per le attività imprenditoriali anche le più piccole ( es, Parruchhieri, fotografi, lavanderie ecc.) di almeno un 30%. Non solo, ma le modifiche proposte per la legge sul risparmio energetico, rappresentano un vero e proprio salasso ai bilanci delle famiglie italiane. I consumatori infatti saranno costretti a sostenere oneri di progettazione anche per la semplice sostituzione della caldaietta per dimostrare, un livello di efficienza energetica addirittura superiore per gli edifici esistenti piuttosto che per quelli di nuova costruzione. Non solo ma i costi che saranno dovuti per questa pratica che noi giudichiamo del tutto inutile non potranno mai essere recuperati attraverso un risparmio della spesa per riscaldamento. I calcoli che anche i nostri tecnici hanno compiuto simulando l’adozione delle disposizioni del nuovo allegato I) al Dlvo 192, ci consentono di affermare senza tema di smentita che per la sostituzione di un generatore di calore in un impianto esistente il consumatore andrà incontro ad una spesa di circa 4 mila €. Di cui ben il 50% costituiti da oneri di progettazione, dall’installazione di cronotermostati e di valvole termostatiche. Tutto ciò in cambio di un risparmio energetico che per una famiglia media è quantificabile in circa 120 € all’anno. In sostanza tutto ciò significa che il consumatore dovrebbe utilizzare quell’impianto per circa 20 anni per potere rientrare dell’investimento a cui è costretto dal nuovo dispositivo. Altro ancora ci sarebbe da dire e noi peraltro lo abbiamo segnalato al Ministro Bersani. Auspichiamo infatti che vi sia lo spazio per una esame concreto e serio delle norme proposte e che per una volta non si seguano gli interessi che in questo caso sono del tutto evidenti, di alcuni operatori del mercato.

 

 

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