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22/05/2006  Stampa

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Leggi questo comunicatoLA CNA CHIEDE LA CANCELLAZIONE DEL NUOVO CODICE AMBIENTALE

 

AMBIENTE, SALASSO PER LE PMI. Le aziende che chiedono la cancellazione del nuovo codice verde.

Cancellare immediatamente il codice sull'ambiente.
È questo l'appello accorato delle piccole imprese che proprio non ci stanno a caricarsi di ulteriori costi e oneri burocratici.
E aggiungono immediatamente alla lista delle priorità di Romano Prodi un altro capitolo importante.
«Il nuovo codice per l'ambiente ha già cominciato a produrre i suoi perversi risultati in termini di costi per le imprese e i cittadini», attacca Tommaso Campanile, responsabile del dipartimento competitività e ambiente della CNA.
«Con l'entrata in vigore del decreto 152/2006 il 29 aprile scorso, infatti, i primi obblighi hanno fatto versare alle imprese somme calcolabili nell'ordine 100-120 milioni di euro di nuovi costi aziendali. E siamo solo all'inizio».

Le novità introdotte dal codice, del resto, non sono trascurabili: si va dall'obbligo di nuove autorizzazioni allo scarico delle acque, alle emissioni in atmosfera, al recupero/smaltimento rifiuti; all'obbligo, sempre in tema di rifiuti, della classificazione dei propri scarti di lavorazione; ovvero della tenuta di un registro di carico e scarico.
E ancora: le imprese debbono tenere un formulario di identificazione dei rifiuti pericolosi trasportati, con la necessità dell'uso del treno sopra certe quantità; la legge prescrive, poi, l'iscrizione a un albo (a pagamento) per le imprese che trasportano rifiuti propri non pericolosi come attività ordinaria e regolare, e per le imprese che trasportano propri rifiuti pericolosi fino a 30 kg/l al giorno. Tuttavia, secondo la Cna, non è solo una faccenda di maggiori oneri o di pastoie burocratiche anti-competitività a carico delle pmi.
«Contemporaneamente», aggiunge, infatti, Campanile, «con il nuovo codice, la tutela ambientale e della salute dei cittadini ha iniziato un arretramento sia sotto il profilo giuridico sia sotto quello sostanziale, in ragione del numero delle deroghe e delle delegificazioni previste dalla norma per la gestione di rifiuti e delle acque».
Il danno alla competitività alle imprese, secondo l'associazione artigiana, è evidente e non giustificabile. Di qui l'appello al nuovo presidente del consiglio appena insediato a palazzo Chigi.
«Il nuovo governo», chiarisce Campanile, «è chiamato a produrre un atto straordinario e urgente che comporti il dissolvimento di questa legge e l'introduzione di nuove norme non più contraddittorie con le direttive comunitarie e che ci evitino di pagare le pesanti multe già annunciate dalla Commissione europea».
Prodi, anzi, secondo la Cna, dovrà porsi questo obiettivo come «una straordinaria priorità». «Una priorità», chiarisce Campanile, «che impedisca a questa legge di produrre gli affari più o meno chiari che sottendono il testo legislativo.
Noi non crediamo che il presidente del consiglio e il ministro dell'ambiente non abbiano l'intenzione di coprire questi affari costosi per il paese e penalizzanti per l'ambiente».
In causa, comunque, sono chiamati anche gli enti locali.
«Riteniamo che le regioni debbano riproporsi con maggiore visibilità e forza per far valere le proprie ragioni di contrasto con questa legge e rappresentare adeguatamente l'esigenza delle popolazioni locali che verranno duramente minacciate dalle azioni consentite con queste nuove disposizioni», conclude Campanile.
«La Cna chiede, insomma, un intervento immediato, responsabile; in accordo stato-regioni, che recuperi i danni già prodotti e non ne lasci produrre di nuovi».

da www.cna.it

 

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