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23/03/2007  Stampa

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Leggi questo comunicatoACCONCIATORI ED ESTETISTI CNA SUL VOTO AL D.L. SULLE LIBERALIZZAZIONI

 

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Decreto Legge Bersani: acconciatori ed estetisti CNA esprimono profondo rammarico per la immotivata chiusura del Governo alle proposte presentate.

Con la decisione del Governo di presentare il maxiemendamento e porre la fiducia sul Decreto Legge Bersani si conclude di fatto la discussione alla Camera che ora si trasferirà al Senato per la approvazione definitiva.

Grande delusione e amarezza per questo epilogo viene espressa degli acconciatori ed estetisti della CNA che avevano proposto e presentato in forma unitaria un unico e motivato emendamento.

Le categorie coinvolte ricorda il presidente nazionale dell’Unione Benessere e Sanità Savino Moscia avevano espresso un giudizio sostanzialmente positivo in merito al provvedimento. Affermando di non temere “processi di liberalizzazione” rammentando anzi come in moltissimi comuni fossero state da lungo tempo abolite le distanze minime tra esercizi, le tariffe concordate a livello comunale, e contemporaneamente introdotte forme di flessibilità nella determinazione degli orari giornalieri al pubblico e delle giornate di chiusura,

L’emendamento presentato riguardava il mantenimento della giornata riposo infrasettimanale da realizzare in maniera flessibile durante l’arco della settimana, da concordare a livello comunale cioè laddove l’impresa e collocata e svolge la propria attività. Questo avrebbe potuto permettere di mantenere comunque e sempre attiva l’erogazione del servizio rispettando al contempo quelle che sono le esigenze reali delle imprese e degli addetti dei settori acconciatura ed estetica. Prima fra tutti l’attività di formazione e aggiornamento che costituisce una caratteristica peculiare e costante della categoria.

Occorre tener conto ricorda Antonio Stocchi, coordinatore nazionale degli acconciatori CNA che la legge di settore 174/05 ha introdotto la figura unica di acconciatore e quindi non più le qualifiche di barbiere e parrucchiere, con le relative limitazioni che questo poteva comportare in termini di fruizione del servizio da parte degli utenti maschili e femminili. Oggi la presenza di circa 100 mila imprese di acconciatura rende la presenza di questo settore sul territorio estremamente capillare. Si tratta del numero più elevato di imprese rispetto a tutti gli altri Paesi europei come ricorda Antonio Marino vice presidente di Coiffure EU, l’associazione europea di categoria.

Stocchi rammenta inoltre che la competenza nazionale in merito all’attività di acconciatura è “esaurita” con l’approvazione da parte del Parlamento della legge 174/05 “disciplina dell’attività di acconciatore”, che ha modificato la precedente normativa nazionale risalente al 1970. Ora sono quindi le regioni e i comuni competenti a determinare con la massima autonomia norme e regole relative alla localizzazione delle imprese sul territorio, non c’è quindi nulla da inventare. Questo colpo di forza che si è voluto realizzare appare quindi come una invasione di campo delle competenze proprie degli enti locali.

Il settore estetico condivide le stesse contrarietà e preoccupazioni espresse degli acconciatori. Elsa Forte, coordinatrice nazionale delle estetiste CNA, ritiene che questo provvedimento presentato dal Governo come strumento di apertura e di occasione di lavoro per i giovani che oggi sarebbero impossibilitati ad accedere al mondo dell’estetica a causa delle attuali norme, si tradurrà in una lenzuolata di delusioni, perché il settore appare sovradimensionato. Per favorire l’occupazione dei giovani sarebbe stato più utile non introdurre aumenti contributivi per gli apprendisti che gravano sulle imprese e non incentivano le assunzioni.

Infine, Danilo Garone responsabile nazionale dell’area Benessere della CNA verifica come l’iniziativa del Governo così celere e risolutiva sul terreno delle liberalizzazioni, sia invece assolutamente inesistente su altri versanti sui quali da tempo le nostre categorie hanno segnalato necessità di intervento come l’introduzione dell’IVA ridotta, così come applicata in via sperimentale in alcuni paesi europei con positivi risultati in termini di gettito e occupazione, una reale lotta ai fenomeni dell’abusivismo e lavoro nero che incidono pesantemente sulle imprese che operano in modo regolare e sulle entrate dello Stato.

Dispiace verificare che la filosofia che ha accompagnato queste scelte del Governo si sia di fatto espressa con semplici criteri e calcoli quantitativi peraltro teorici, senza nessuna attenzione per la promozione ed attivazione di iniziative a favore delle imprese del benessere finalizzate a favorirne il loro sviluppo e qualificazione e quindi il miglioramento della qualità dei servizi erogati

 

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