09/04/2004
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CASA DOLCE CASA. MA QUANTO MI COSTI!
Confederazione Nazionale dell’ Artigianato e della Piccola e Media Impresa
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Comunicato stampa (inviato in e-mail e fax) C ASA DOLCE CASA. MA QUANTO MI COSTI!! Aumento del 50% del costo dei materiali ferrosi La denuncia è dell’Assoedili presieduta da Marzio Podestà LA SPEZIA 9 APRILE 2004 – Farsi una casa costerà sempre di più. E’ questa l’amara constatazione fatta dall’associazione degli edili della Cna presieduta da Marzio Podestà che amplia gli effetti negativi dell’aumento esponenziale del costo dell’acciaio a tutto il settore edili, che nella nostra provincia interessa 1300 aziende. “L’aumento elevato del prezzo dei materiali ferrosi rischia di mettere in crisi le imprese dell'edilizia – commenta Podestà - Il caro acciaio, infatti, sta creando notevoli problema alle nostre aziende e di conseguenza anche i privati ne risentiranno. Un danno sensibile sarà avvertito in particolare dalla imprese che si sono aggiudicate pubblici appalti con condizioni contrattuali profondamente diverse da quelle venutesi e determinare negli ultimi tempi. In sostanza, le pmi che lavorano nel settore pubblico sono pagate in base ai vecchi preziari regionali ma devono ora sopportare costi dei materiali ferrosi superiori anche al 50%. Per questo motivo l’Assoedili Cna , assieme ad altre associazioni delle costruzioni ha scritto una lettera al sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, chiedendo una legge che possa compensare le sperequazioni create dall'abnorme aumento dei costi. L'intervento normativo dovrebbe consentire, secondo noi, una deroga che reintroduca il sistema della revisione prezzi, anche se per un periodo di tempo limitato e riferito esclusivamente al costo dei materiali in ferro e acciaio. In alternativa dovrebbe prevedere un indennizzo equo alle imprese. L'acciaio e i materiali ferrosi del resto, sono usati dalle pmi edili per la costruzione di strutture in cemento armato. Il caro prezzi costituisce dunque la classica goccia che fa traboccare il vaso in una situazione già di per sé difficile”. Per affrontare la crisi del caro acciaio il governo nei giorni scorsi ha convocato l'osservatorio siderurgico in versione allargata anche alle associazioni di imprese e ha stabilito alcune linee guida. La strategia dettata è stata quella di intervenire subito eliminando i vincoli all'import di rottami dall'estero e aumentando la produzione nazionale di coke. Su questo fronte il dito resta puntato sulla Cina, colpevole di trattenere per i propri fabbisogni esponenzialmente aumentati negli ultimi anni il coke necessario agli altiforni delle acciaierie italiane. Ma non basta. Il colosso asiatico, che ha ritmi di crescita annuali del pil all'8%, assorbe, da importatore totale, una gran parte dell'offerta internazionale, facendo così impennare la domanda. «La verità è che la crisi del settore siderurgico italiano sta facendo sentire i suoi effetti su tutti gli utilizzatori di queste materie prime», conclude Podestà, «ma oltre agli interventi strutturali previsti per il settore industriale occorre studiare correttivi anche per le piccole imprese, come al solito anelli deboli, ma strategici, della catena produttiva». Ufficio stampa

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