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16/11/2007  Stampa

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Leggi questo comunicatoCONTAINER: SUBITO L'ACCORDO

 

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L'auspicio della CNA Fita, che lamenta: autotrasportatori penalizzati. Longo: aumenta il traffico ma non i benefici -- Rinnovare l'accordo sui container tra le associazioni degli autotrasportatori e quelle dell'utenza (Confitarma, Federspedi, Assologisti­ca, Federlinea ecc.). E’ questo l'auspicio della CNA Fita alla luce dei dati dello studio «Economia dei territori nella globalizzazione: reti e infrastrutture per competere» che Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, ha presentato durante la seconda giornata della 16ma Convention mondiale delle camere di commercio italiane all'estero. Secondo la Fita, infatti, se, in base al rapporto, il traffico container nei porti italiani è aumentato del 35,7% tra il 2001 e il 2006, le imprese di autotrasporto impegnate in questa tipologia di traffico non hanno tratto grandi benefici. «A fronte di una tale crescita dei volumi del trasporto container sono diminuite le condizioni sia tariffarie che operative», fa notare Maurizio Longo, responsabile della CNA Fita.«Dopo la riforma dell'autotrasporto è decaduto il vecchio accordo nazionale del trasporto container che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento in questo mercato», aggiunge, «e ancora siamo in attesa di un incontro con il sottosegretario ai trasporti Andrea Annunziata per denunciare l'immobilismo, o meglio l'assenza, di volontà comuni che preservino in un libero mercato il rispetto delle regole sulla sicurezza e la legalità». La riforma dell'autotrasporto, secondo la Fita, ha fortemente depotenziato i vari accordi di settore eliminando i vincoli che in qualche modo ne rendevano conveniente alla committenza la stipula.
«Oggi dobbiamo fare i conti con la trasformazione dell'accordo container in accordo volontario da cui deriva l'impossibilità di poter stabilire le tariffe dei servizi», continua Longo. «Un fatto, questo, che ha determinato una situazione che gli autotrasportatori giudicano esplosiva poiché le imprese, fortemente indebitate, non hanno forza contrattuale».
Anche per quanto concerne le attività portuali, per le quali il Censis individua un valore complessivo che incide per l'1,5% sul Pil, le imprese di autotrasporto lamentano l'assenza di un loro coinvolgimento allo scopo di meglio ottimizzare la movimentazione delle merci sia all'interno dello scalo portuale sia all'esterno; e cioè nell'organizzazione retroportuale e per accessi infrastrutturali.
In sostanza secondo gli autotrasportatori aumentano i volumi delle merci ma non la qualità della loro movimentazione.
«Il permanere degli ostacoli e delle limitazioni strutturali e operative, anche in chiave portuale, rischia di incidere sul sistema dei trasporti poiché congestioni, ritardi e disorganizzazioni generano costi che l'impresa, soprattutto quella di autotrasporto, paga in contanti», chiarisce Longo.
«Per questo motivo occorre migliorare la normativa portuale sul versante della qualità, investire sulla retroportualità con particolare riferimento alle interconnessioni con le infrastrutture primarie e, soprattutto, mettere mano alla normativa che disciplina il settore dell'autotrasporto tale da consentire il ripristino della legalità e della sicurezza, ma anche di una competizione sui modelli organizzativi e un coinvolgimento di tutta la filiera dei trasporti», conclude il responsabile della CNA Fita.

Da www.cna.it

 

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