25/03/2011
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CULTURA: CNA ARTISTICO E TRADIZIONALI, I TAGLI SONO INACCETTABILI
Da tempo si protrae una diatriba che riguarda il peso che il patrimonio artistico-culturale italiano ha nei confronti dagli altri paesi del mondo. Alcuni dati, attribuiti all'UNESCO, conclamano l'Italia come la nazionale che possiede oltre i due terzi del patrimonio mondiale. E' fuor di dubbio che tali dati siano esagerati e che certamente non possiamo vantare tali percentuali, ma è pur vero che, la nostra nazione con oltre 4 mila tra musei ed aree archeologiche, quasi tutti di proprietà pubblica, rappresenta una fetta importante del patrimonio storico-artistico mondiale ed è di gran lunga il paese che può vantare la più vasta distribuzione
sull'intero territorio con forti concentrazioni su alcune aree.Nel contempo siamo la nazione che, considerata l'importante mole di opere e siti, spende meno, (fonte: Ministero dell'Economia - Bilancio dello Stato) nei confronti di altri paesi, sia per la promozione del suo patrimonio sia soprattutto per la sua conservazione e tutela. Meno dello 0,2% dell'intero Bilancio dello Stato viene infatti impegnato su questa voce e tale fatto denota la scarsa attenzione delle nostre istituzioni in merito a tale materia che dovrebbe invece risultare al centro delle politiche di tutti i Governi a tutti i livelli.
I fondi a disposizione del Ministero dei Beni Culturali sono in costante ed assurdo calo. Si è passati infatti da una, già scarna, media di 450 milioni di euro dal 2005 al 2009, ai 155 milioni a disposizione del Ministero nel 2009 dopo i tagli decisi dal Governo nel febbraio di quell'anno, fino a giungere alla cifra di 102 milioni di euro a cui va addirittura decurtato un ulteriore 10% di fondi congelati a favore del digitale terrestre. Poco più di 90 milioni di euro disporrà il Ministero che andrà a destinare soltanto 50 milioni di euro circa per la tutela e la conservazione del nostro patrimonio, una cifra ridicola se si pensa ad esempio che per il solo Louvre in Francia vengono impegnati 227 milioni di euro.
CNA Artistico e Tradizionale, ritiene da sempre che certi elaborati d'artigianato possono essere visti come vere e proprie forme d'arte, che alcuni mestieri artistici e di tradizione fanno ed alimentano da sempre cultura in vari territori, dai liutai a Cremona ai ceramisti di Vietri e Caltagirone, dai vetrai di Murano agli orafi di Valenza, Vicenza ed Arezzo. Mestieri che danno vita a scuole, formazione, rassegne e mostre, che forniscono possibilità di crescita a territori e persone debbono, in qualche misura, esser considerate forme d'arte e facenti di certo parte di un sistema culturale che va valorizzato e sostenuto.
Per non parlare poi del restauro, persone che mettono effettiva mano al nostro più grande patrimonio e che ad oggi vivono una situazione di estremo disagio a causa del calo dei fondi per la tutela del patrimonio ed a causa anche di una iniqua disciplina di qualificazione del comparto che esclude professionalità anziché tutelarle ed includerle.
CNA Artistico e Tradizionale si aggiunge dunque alla protesta che si leva oggi da più parti: dalle dimissioni di Andrea Carandini dalla Presidenza del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, fino a giungere ai teatri, all'opera, ai musei ed a tutti coloro che vorrebbero una maggiore attenzione dello Stato per quello che è indubbiamente il suo valore più importante, il suo vero patrimonio, l'eredità che viene lasciata al nostro futuro.

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