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22/10/2007  Stampa

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Leggi questo comunicatoDIRITTO DI CITTADINANZA: LAVORO E IMPRESE

 

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Nuove aziende sempre più etniche. Cresce il ruolo dell'immigrazione nell'economia italiana. Oltre infatti alla tradizionale manodopera che viene dai paesi stranieri, è in continuo aumento il numero delle imprese avviate da extracomunitari in Italia. Un tema di cui si è discusso a Firenze nel convegno "I diritti di cittadinanza, lavoro e impresa", organizzato dall'ente di patronato CNA Epasa. Sono ad oggi oltre 150 mila le imprese avviate da extracomunitari nel nostro paese con un trend di crescita del 30% all'anno.
Di queste circa 11 mila aderiscono al sistema CNA. Numeri in aumento negli ultimi cinque anni e su cui potrebbe influire ulteriormente la riforma delle norme sull'immigrazione che, stando al dl in discussione in parlamento, abbasserebbe il requisito di tempo minimo per ottenere la cittadinanza a cinque anni. Una proposta sulla quale le pmi italiane non hanno sollevato opposizione, a condizione che i lavoratori stranieri risultino in regola dal punto di vista fiscale, e che colloca l'Italia al di sotto della media Ue nei requisiti per ottenere il passaporto.
«E un tema non più eludibile», spiega Fosco Corradini, direttore generale di CNA Epasa, «la dimensione della comunità straniera è di grande rilevanza sociale da nord a sud e costituisce oramai del 5% della popolazione, se c'è una continuità lavorativa e contributiva è giusto che ricevano la cittadinanza, poi sarà il parlamento a decidere i termini». L'Ente di patronato della CNA ha provveduto negli ultimi mesi a oltre 6 mila permessi di soggiorno a seguito della convenzione stipulata col ministero degli interni e conta di sfondare quota 10 mila entro la fine dell'anno. «Senza di loro i conti dell'Inps sarebbero disastrati». Gli extracomunitari pesano dunque anche dal punto di vista economico sulla produzione italiana, che vede più stranieri arrivare in Italia per aprire direttamente un'attività di lavoro autonomo contrariamente alla manodopera offerta dalla prima generazione di migranti.
Il dossier con i dati ufficiali sul peso degli stranieri in Italia verrà presentato a Roma il 30 ottobre dalla Caritas. Gli imprenditori extracomunitari si collocano ancora prevalentemente nel commercio mentre cresce il loro ruolo nei settori ad alto lavoro manuale come manutenzione, pulizie e, soprattutto, edilizia dove è molto forte la presenza della comunità albanese. Sulle oltre 150 mila imprese avviate circa 40 mila appartengono invece al mondo dell'artigianato.
«Si tratta di imprese piccole e piccolissime che vedono anche un'alta specializzazione delle etnie a causa del fenomeno emulativo tipico dell'emigrazione», ha aggiunto Corradini. La seconda generazione di emigranti si inserisce cioè, attraverso la propria rete di conoscenze, all'interno della stessa comunità specializzandosi nei diversi comparti economici e affiancandosi ai lavoratori dipendenti già messisi in proprio negli ultimi anni.





 

 

 

 

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