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02/10/2007  Stampa

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Leggi questo comunicatoFINANZIARIA 2008: INTERVISTA A SANGALLI SEGRETARIO NAZIONALE CNA

 

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Tira un sospiro di sollievo perché la tempesta fiscale scatenata nel 2006-2007 con il decreto Visco-Bersani e poi con la manovra di bilancio sembra passata. Ma prima di lasciarsi andare, di rilassarsi, Gian Carlo Sangalli, Segretario Generale della CNA, preferisce mettere le mani avanti, non si sa mai. «Non ho ancora visto l'articolato della Finanziaria 2008, e devo dire che prima di esprimere un giudizio complessivo sulla manovra voglio vedere i dati sulla riduzione della spesa pubblica», avverte. «Detto questo, nei provvedimenti messi a punto dal ministro dell'economia, Tommaso Padoa Schioppa, intravedo segnali almeno rassicuranti».
Domanda. Immagino che si riferisca alla parte della manovra che riduce le imposte sulle imprese, Ires e Irap, e che semplifica gli adempimenti...
Risposta. Sì, c'è una seppur timida riduzione delle imposte che non riguarda solo l'Ires, tassa che interessa soprattutto le grandi imprese, ma anche l'Irap.
D. Temeva forse che il governo avrebbe finito per agire diversamente, cioè per manovrare solo la leva fiscale più favorevole ai grandi?
R. Nelle scorse settimane era circolata l'ipotesi di un intervento di abbassamento della pressione fiscale sulle imprese concentrato sull'Ires.
D. E come si spiega, invece, questa decisione per così dire più democratica?
R. Abbiamo avuto incontri con il governo che si sono rivelati fruttuosi, e abbiamo lavorato molto anche perché si realizzasse la semplificazione degli adempimenti fiscali per le imprese marginali con ricavi fino a 30.000 euro. Che non sono poche, perché si tratta di 900 mila aziende su un totale di circa 6 milioni.
D. E così dalla preoccupazione estrema siete passati alla soddisfazione totale. O no?
R. No, perché la nostra valutazione sulla riduzione dell'Irap si basa sulla quantità che sarà decisa dal consiglio dei ministri. E poi ci sono altri aspetti da chiarire, in particolare per quanto riguarda le politiche industriali.
D. Cosa avevate chiesto al governo e cosa troverete nella manovra? R. Quello che troveremo non lo so ancora, conosco invece bene cioè che vorremmo trovare. Cioè una riqualificazione della spesa pubblica che consenta di investire nella crescita di dimensione delle aziende, nell'aumento di competitività dei sistemi a rete, nell'innovazione, nell'energia e nell'internazionalizzazione passiva del sistema produttivo italiano. Bisogna mettere in campo una strategia di attrazione degli investimenti esteri in Italia, con la realizzazione di infrastrutture e l'introduzione di una fiscalità di vantaggio per le aziende estere che vengono a investire in Italia.
D. La Finanziaria ha superato l'ostacolo di palazzo Chigi e dello scontro tra sinistra radicale e centristi dell'Unione con la rinuncia all'approvazione del protocollo sul welfare firmato il 23 luglio scorso e il rinvio al 12 ottobre. Non è un prezzo troppo alto da pagare per Prodi?
R. Non abbiamo firmato quel protocollo perché non ne condividiamo l'impostazione. L'accordo non prevede nessuna azione reale di riduzione della spesa previdenziale e introduce nuove discriminazioni tra lavoro autonomo e dipendente. Il rinvio al 12 ottobre ci consentirà di discuterne con il governo.
D. Si profilano correzioni al protocollo sul welfare che Prodi considera immodificabile?
R. Correzioni a quel testo probabilmente no, ma provvedimenti a latere sì. Per esempio, la riduzione dei premi Inail per le aziende virtuose che in tre anni; non abbiano fatto registrare incidenti e infortuni sul lavoro.
D. Welfare e testo a parte, vuole chiudere con una valutazione?
R. È una Finanziaria meno dolorosa della stangata che ci ha colpito l'anno scorso ma attendo notizie positive sulla riduzione della pressione fiscale. E mi sembra che l'intenzione di favorire la crescita ci sia. Ah, se non ci fosse quel maledetto debito pubblico che ci trasciniamo dagli anni ottanta...

 

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