10/11/2004
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LEVATA DI SCUDI DELLE LAVANDERIE CONTRO I POZZETTI
COMUNICATO STAMPA (Inviato in e-mail e fax)
LEVATA DI SCUDI DELLE LAVANDERIE CONTRO I POZZETTI PER LE ACQUE REFLUE
LA SPEZIA 10 NOVEMBRE 2004 - Faccia a faccia tra gli artigiani Cna del comparto lavanderie e l’Assessore all’Ambiente della Regione Liguria Franco Orsi. Sul tavolo della trattativa la richiesta delle lavanderie ad acqua di essere considerate utenze domestiche e come tali essere esonerate dall’obbligo di dotare i loro negozi di pozzetti di raccolta delle acque reflue. “Abbiamo presentato all’assessore – riferisce Ermano Vernazzani presidente sindacato lavanderie della Cna - i due regolamenti tipo di Emilia Romagna e Veneto, ai quali secondo noi dovrebbe uniformarsi quello regionale ligure in materia di scarico delle acque reflue delle lavanderie. Se le nostre osservazioni non saranno accolte le lavanderie dovranno avere nel negozio due pozzetti, uno per lo scarico delle lavatrici ad acqua e uno per i servizi igienici. In pratica questo obbligo si tradurrebbe in 2 scavi, profondi 90 cm e larghi 50 di diametro. Per realizzarli bisognerebbe fare due buchi ognuno dei quali dovrebbe scendere almeno 120 cm ed essere largo almeno altri 120 cm, per consentire al muratore di lavorare. Tutto questo in negozi di superficie media di 36/40 mq com’è il 95% delle lavanderie a secco. E’ una follia. Le lavanderie, da rilevamento Istat, utilizzano in genere da 1 a 2 macchine per lavare ad acqua, usano gli stessi scarichi e gli stessi saponi delle case e quindi non c’è ragione di un trattamento che di fatto penalizza la nostra categoria, anche se siamo convinti che occorre fare una distinzione tra le piccole lavanderie e quelle industriali. E necessario, infatti, che il nuovo regolamento regionale fissi un limite, che può essere il numero delle macchine usate o la portata. Oltre ai parametri stabiliti ci troveremo davanti al caso di lavanderie industriali che non potranno, ovviamente, rientrare nella fascia delle acque reflue domestiche. Il problema non si pone per le lavanderie a secco che operano a circuito chiuso, non hanno emissioni in atmosfera di nessun tipo, ma solo scarico di acqua da raffreddamento che non produce inquinamento. Le lavasecco non utilizzano detersivi, solo qualche rafforzatore di pulizia che va a finire nel distillatore e ogni sei mesi passa una ditta per il recupero di questo rifiuto speciale. L’assessore Orsi – conclude Vernazzani - si è dimostrato ben disposto, l’unica resistenza c’è stata da parte di un membro del suo staff tecnico. Tra una decina di giorni ci rivedremo e in quell’occasione la Regione si è impegnata a presentare una bozza di nuovo regolamento che terrà conto delle nostre osservazioni”.
Ufficio stampa

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