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22/08/2007  Stampa

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Leggi questo comunicatoSANGALLI, SEGRETARIO GENERALE CNA AD ITALIA OGGI

 

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Il Segretario Generale CNA: bene la semplificazione per i marginali, non i meccanismi automatici. Purché non torni la minimum tax. Sangalli: la manovra 2008 sia a favore delle piccole imprese

Niente scioperi fiscali, siamo imprenditori. E niente sorprese nella Finanziaria 2008 che il governo si prepara a mettere a punto. Tra suggestioni estive di rivolte contro l'erario, promesse di riduzione di imposte per le aziende e provvedimenti più o meno delineati in vista della manovra per l'anno prossimo, l'estate italiana è stata movimentata. Ma quel che preoccupa di più Gian Carlo Sangalli,segretario generale della CNA, sono il riemergere di spettri di un passato lontano, la minimum tax, e l'echeggiare sul fronte confindustriale di minacce di proteste clamorose contro il vorace fisco italiano. In altri tempi, la sortita del presidente della Federmeccanica, Massimo Calearo, che ha indicato la strada dello sciopero fiscale come l'estremo rimedio al male estremo, avrebbe provocato al massimo un'alzata di spalle e un sorrisetto ironico.

Questa volta, invece, il segretario generale della CNA preferisce commentare. «Quando si parla di tasse non c'è mai uno stato d'animo positivo soprattutto in un paese che negli ultimi dieci anni ha messo in piedi un sistema fiscale tra i più esosi d'Europa a danno delle piccole imprese, degli artigiani e commercianti», è la premessa. «Tuttavia non è che si possa semplificare con improvvisazioni estive.

L'obiettivo che dobbiamo avere è quello di costruire un sistema equo e concertato tra le parti. Confindustria, invece, alza il polverone solo per ottenere sconti quando il 50% delle società di capitali dichiara perdite o redditi zero e non paga le imposte. L'idea di uno sciopero fiscale delle imprese è sbagliata, senza ritorno. E non mi pare proprio che sia la Confindustria il soggetto più titolato a parlarne». Dietro il polverone, sotto il polverone, c'è invece una Finanziaria 2008 che dovrà dare risposte vere alle piccole e piccolissime imprese. Che dopo avere temuto uno stangata senza precedenti con gli indicatori di normalità economica introdotti per gli studi di settore dal viceministro dell'economia, Vincenzo Visco, hanno tirato un sospiro di sollievo con le correzioni del parlamento e ora attendono con ansia le novità della manovra. Con ansia, ma sarebbe più giusto dire con apprensione, perché tra le misure di semplificazione fiscale discusse dal governo con le associazioni di categoria alla fine di luglio ce ne è una che, congegnata nel modo giusto potrebbe avere effetti positivi per un certo numero di contribuenti, ma che in caso contrario potrebbe essere il preludio al ritorno dell'odiata minimum tax: il forfait fiscale per le imprese marginali con ricavi fino a 25.000 o 30.000 euro. «Ne abbiamo discusso larvatamente in luglio, in sede di revisione degli studi di settore», spiega Sangalli. «La novità interesserebbe i ricavi fino a 30.000 euro e i redditi fino a 10.000 e dovrebbe essere ristretta a posizioni di reale marginalità.Riguarderà in particolare i contribuenti davvero marginali, che stanno fuori dagli studi di settore. E si tratta di una cosa che va vista senza automatismi e senza che si pensi di introdurre una sorta di minimum tax»,avverte il segretario generale della CNA. Sangalli, del resto, è già stato chiaro con Visco e con il ministro dello sviluppo economico, Pierluigi Bersani. «Abbiamo prospettato la necessità di un assestamento degli studi di settore che conduca a un abbassamento della pressione fiscale destinato alle piccole imprese e ai lavoratori dipendenti per sostenere la ripresa con l'aumento dei consumi interni», sottolinea. «Ora chiediamo che si passi alla fase due dell'azione di governo, quella dedicata alla competitività, al sostegno al posizionamento internazionale delle aziende, alle reti di imprese, alle fusioni che consentono la crescita di dimensioni. Su questo, cioè sui meccanismi per lo sviluppo, vorremmo confrontarci con il governo e con le altre parti sociali». Con l'esecutivo guidato da Romano Prodi, a dire il vero, bisognerebbe fare anche un check up sullo stato di attuazione delle liberalizzazioni previste dalla Finanziaria 2007, « dagli ordini professionali, per arrivare finalmente a un regime europeo d elle professioni,all'energia, alle politiche pubbliche anche sul costo delle materie prime, che si pagano troppo», dice Sangalli. E discutere fino all'esaurimento di una riduzione fiscale per le piccole imprese che «premi la competitività con sgravi sostanziosi». Poi, passi pure l'idea di sostituire gli incentivi attuali con un abbattimento generalizzato delle imposte sulle imprese. «Purché sia chiaro che la riduzione dovrà riguardare non solo l'Ires, ma anche l'Irap e l'Irpef, altrimenti saranno i soliti noti a esserne avvantaggiati». Un riferimento non velato alla Confindustria, sospettata di agitare la minaccia della rivolta fiscale per «far pagare il conto a qualcunaltro», osserva Sangalli. Certo, conclude il segretario generale della CNA, «per ora siamo alle chiacchiere estive, ma noto con preoccupazione che si adottano toni contraddittori rispetto alla prassi consolidata. E invece c'è più che mai bisogno di coesione in un paese sempre più diviso tra ricchi e poveri e con una divaricazione crescente tra regioni forti e deboli . Il compito delle forze intermedia è proprio quello di trovare soluzioni che consentano a tutti di stare bene». A buon imprenditor, grande, poche parole.

 

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